09
Apr

La visione del team Cino Zucchi Architetti. Sette Bellissimi Broli

Le metamorfosi di Milano

Se anche la città fosse una “grande macchina”, non possiamo buttarla via come facciamo con un vecchio cellulare. Al suo interno la vita si adatta continuamente agli spazi e agli edifici esistenti, ed essi si modificano per poter ospitare nuovi bisogni. Molti edifici e spazi di Milano – come Palazzo Marino, la Ca’ Granda o Brera – ospitano attività del tutto diverse da quelle originarie. Oggi il nucleo urbano di Milano non può che essere visto in rapporto a un territorio articolato ed esteso, eppure esso è dotato di un carattere preciso, frutto di una storia lunga e complessa.

Lo spazio aperto come matrice ambientale

Il dibattito sulla trasformazione degli scali è incentrato sul tema delle funzioni e della densità edilizia; ma questi due fattori, pur importanti, non generano di per sé qualità urbana. In una realtà futura in continuo aggiornamento, lo spazio collettivo costituisce l’elemento più efficace di governo della forma urbana: non quindi verde come puro «standard» o «servizio», ma piuttosto come strumento di disegno della città e del territorio. In Lombardia il termine «brolo» denomina un prato alberato, e «broletto» era in origine il prato del primo palazzo comunale; abbiamo intitolato così i nuovi parchi non per evocare scenari nostalgici, ma per definire degli spazi naturali primari, chiari nella forma ma aperti a molti usi diversi.

La cerchia dei nuovi Broli, luogo di dialogo tra scala metropolitana e quartieri

Gli spazi riformati degli scali ferroviari aprono nuovi nessi tra la dimensione della città estesa e quella dei quartieri. Essi riconnettono tra loro parti di città oggi separate, ospitando nuovi servizi e nuovi spazi aperti di grande qualità ambientale; spazi verdi capaci di creare una nuova dimensione conviviale e di riattivare la rete di percorsi che innervano il territorio agricolo ancora esistente, creando nuove reti ecologiche nella città.

Funzioni e tempi della città

La nostra proposta non si fonda su di un programma specifico, ma su delle “vocazioni” di nuove parti urbane flessibili e capaci di cambiamento, «collaudate» dalle funzioni piuttosto che generate da esse. I nuovi assetti devono saper guidare trasformazioni dilatate nel tempo, e operare cambiamenti di rotta in rapporto ai desideri delle comunità locali e a necessità oggi non prevedibili.

Il carattere dei luoghi

Le configurazioni urbane proposte creano luoghi diversi per scala e carattere all’interno di un paesaggio urbano policentrico. Lo scalo Farini diventa un grande parco dai percorsi sinuosi con passerelle pedonali che scavalcano la ferrovia, Porta Romana un vasto prato in pendenza aperto verso la Fondazione Prada e una piazza-mercato tra la stazione ferroviaria e il capolinea dei bus, Lambrate un grande «crescent» verde.

Al di là delle sue forme specifiche, la nostra proposta è un contributo alle sfide della Milano futura e al metodo con cui affrontarle. Essa si collega idealmente all’«Idea di magnificenza civile» evocata da Carlo Cattaneo, dove la bellezza della città è espressione dei valori e delle conquiste collettive di una società che guarda in avanti.

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